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Aida Blanchett

Elena Tione Presidente VULVODINIA.INFO ONLUS

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Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) dette anche IST❖ Vulvodinia.info

il Ven 19 Nov 2010, 23:09
Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) dette anche IST.
Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) costituiscono uno dei più seri problemi di salute pubblica in tutto il mondo, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le MST hanno una incidenza annua di 333 milioni di casi escludendo l’AIDS, la cui incidenza ed effetto sullo stato di salute e su quello socio-economico di interi paesi, soprattutto nell’area africana, è definita da anni ormai una reale emergenza.

Le malattie sessualmente trasmissibili, come dice il nome, vengono trasmesse durante l’atto e il contatto sessuale. L’incidenza delle MST nel mondo è in continuo aumento, grazie anche alla maggiore mobilità e all’aumento della tendenza ad avere rapporti sessuali con più partners. Le lesioni e le infiammazioni genitali date dalle diverse MST inoltre aumentano consistentemente il rischio di trasmissione dell’AIDS.

Una delle categorie più a rischio nel mondo è quella dei giovani adolescenti. Secondo l’OMS, l’85 per cento dei giovani tra i 10 e i 24 anni (di circa 1,5 miliardi totali nel mondo) vive in paesi poveri. Circa 73 milioni di adolescenti tra i 10 e i 14 anni sono lavoratori. Nella grande maggioranza dei casi, le relazioni sessuali per questi giovani iniziano molto presto nella fase adolescenziale. Dei 333 milioni di nuovi casi stimati ogni anno, almeno 111 interessano giovani sotto i 25 anni di età. La carenza di conoscenze e la difficoltà di accesso ai contraccettivi meccanici (preservativi maschili e femminili) rendono i ragazzi molto più esposti al rischio di infezioni sessualmente trasmissibili. Le ragazze sono più vulnerabili dei ragazzi per ragioni fisiologiche ma anche sociali, essendo spesso costrette a relazioni sessuali fin da bambine. Ogni anno, un adolescente su venti contrae una MST curabile, senza contare le infezioni virali. Più della metà delle nuove infezioni di AIDS ogni anno interessano giovani nel gruppo di età 15-24 anni. Alcuni studi condotti in paesi africani mostrano una incidenza del 12-13 per cento di infezioni da HIV in ragazze in gravidanza di 15-19 anni di età.
La contrazione di una infezione sessuale in una donna in gravidanza può avere conseguenze molto negative per il feto, fino alla morte in utero dello stesso. Oltre alla contrazione della malattia congenita, possono esserci infatti danni neurologici, infezioni agli occhi, polmoniti, epatiti acute, meningiti, malattie croniche al fegato, cirrosi, anormalità congenite (dalla cecità alla sordità a danni ad altri organi).

La diagnosi di una infezione ST è più problematica durante l’adolescenza perché la malattia può essere asintomatica. Inoltre, lo stigma sociale e la difficoltà di accesso a servizi di trattamento possono incidere negativamente sull’attitudine al controllo da parte degli adolescenti.

Fra le malattie sessualmente trasmissibili più importanti si ricorda AIDS, sifilide, gonorrea, clam[y]dia.


Infezioni sessualmente trasmissibili
L’espressione infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) raggruppa le malattie trasmesse durante l’atto e il contatto sessuale e, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è preferibile a quella usata in precedenza (malattie sessualmente trasmissibili) in quanto sottolinea il frequente decorso sintomatico di queste infezioni che, altrimenti, nei casi conclamati si manifestano con sintomi acuti o come forme croniche. Particolarmente rilevanti sono poi le conseguenze tardive a esse associate come l’infertilità, le gravidanze ectopiche, il cancro della cervice uterina, le stenosi uretrali, il coinvolgimento a breve o lungo termine di altri apparati (ossa, cuore, sistema nervoso) e la mortalità precoce in età infantile o giovanile. Nell’insieme, le Ist si associano a una morbilità e mortalità rilevante e contribuiscono significativamente ai costi sanitari, con un peso che varia notevolmente nelle varie aree del mondo. Ciò vale soprattutto quando colpiscono donne in età fertile per le conseguenze sul feto e sul neonato.

Quali sono?
Fra le infezioni sessualmente trasmissibili più importanti si ricordano:
Aids
sifilide
gonorrea (o blenorragia)
clamidia
infezioni da Hpv
herpes genitale
epatite virale B e C.
Leggi su EpiCentro le pagine dedicate ai singoli argomenti di salute.

Batteri, virus e parassiti che provocano le Ist
Gli agenti batterici, virali e parassitari responsabili delle Ist sono almeno una trentina. Per alcuni di questi (in particolare i virus dell’epatite, il virus Hiv e il treponema della sifilide) si riconoscono altri meccanismi di trasmissione oltre al contatto sessuale, come il contagio materno-fetale durante la gravidanza e il parto o il passaggio attraverso i derivati del sangue o i trapianti di tessuto o di organi.

Batteri
Neisseria gonorrhoeae (gonorrea o infezione gonococcica)1
Chlamydia trachomatis (infezioni uro-genitali, anorettali e faringee da clamidia)1
Treponema pallidum (sifilide)1
Haemophilus ducreyi (cancroide o ulcera venerea)1
Klebsiella granulomatis (in precedenza denominata Calymmatobacterium granulomatis, causa il granuloma inguinale)1
Micoplasmi, streptococchi, batteri anaerobi (infezioni batteriche non gonococciche e non clamidiali)2.
Virus
Virus dell’immunodeficienza umana (infezione da Hiv/Aids)
Virus herpes simplex di tipo 21 e di tipo 12 (herpes genitale)
Papillomavirus umano (Hpv, condiloma genitale e alcune forme di cancro della cervice uterina)1
Virus dell’epatite B1 e C2 (epatite e, in caso di cronicizzazione, epatocarcinoma)
Cytomegalovirus (infezioni a carico di cervello, occhio, apparato gastrointestinale)1
HHV-8 (sarcoma di Kaposi)2
Pox virus (mollusco contagioso)2.
Parassiti
Trichomonas vaginalis (uretrite e vaginite)1
Candida albicans (vulvovaginite nella donna; balanopostite nell’uomo)1
[candidosi, trichomoniasi, infezioni batteriche da vaginite non sono vere MST: ne abbiamo ampiamente parlato nelle sezioni apposite. Non si può dire che una candidosi è una MST!!!]
Phthirus pubis (pediculosi del pube)2.
Come si trasmettono?
Negli ultimi 20 anni sono aumentate le conoscenze sulle dinamiche della trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili, anche per effetto della pandemia dell’infezione da Hiv e degli sforzi messi in atto per controllarne la diffusione. All’interno di una popolazione, la diffusione di queste infezioni ha un’evoluzione abbastanza caratteristica: nelle fasi iniziali è limitata a un gruppo ad alto rischio con elevati tassi di infezione e alta frequenza di partner sessuali (core group), poi si diffonde a una popolazione a rischio minore (bridging population) che rappresenta l’anello di congiunzione tra il core group e la popolazione generale (general population). La vulnerabilità alle Ist di determinate sottopopolazioni è influenzata soprattutto dalle condizioni socio-economiche e dai comportamenti sessuali. Questa situazione è ulteriormente complicata dalle interazioni tra ospite e patogeno.

Figura 1: dinamiche della trasmissione delle Ist a livello di popolazione3

Diagnosi
Per quanto siano chiamati in causa vari patogeni, il quadro clinico delle infezioni sessualmente trasmissibili è spesso aspecifico, con segni e sintomi comuni alle diverse infezioni, i più frequenti dei quali sono:
secrezioni uretrali purulente
ulcere genitali
gonfiore inguinale
edema scrotale
secrezioni vaginali
dolore all’addome inferiore
infezioni oculari neonatali (specie congiuntiviti).
La diagnosi convenzionale si basa sugli esami di laboratorio (per i dettagli sulle singole malattie, leggi gli argomenti di salute dedicati su EpiCentro). I Cdc raccomandano per esempio che tutte le donne sessualmente attive effettuino a partire dai 26 anni un test annuale per la clam[y]dia in considerazione che questa indagine può dimezzare l’incidenza della malattia. Indagini di laboratorio annuali per clam[y]dia, sifilide, gonorrea e Hiv sono raccomandate anche a tutti i maschi omosessuali.

Tuttavia, specialmente nei Paesi con basse risorse e alta incidenza di Ist, questo approccio è troppo costoso o non disponibile. A partire dal 1990 l’Oms raccomanda, per i pazienti con segni e sintomi suggestivi di Ist, l’approccio sindromico che prende in considerazione l’associazione di più sintomi e segni utili per la diagnosi e che, oltre a essere scientificamente valido, offre l’opportunità di un intervento immediato ed efficace. Si basa su algoritmi e flowchart di orientamento alla diagnosi e al trattamento ed è più accurato della diagnosi clinica e meno costoso di quella di laboratorio. Ha comunque dei limiti: per quanto riguarda per esempio il sintomo più frequente di Ist nella donna, la presenza di secrezioni vaginali, ha bassa specificità in caso di infezioni da gonorrea o da clamidia e si associa al rischio di sovratrattamento delle altre forme di infezioni vaginali. Dovrebbe inoltre essere corretto in base alla prevalenza delle principali Ist nelle diverse aree geografiche.

Un notevole progresso nella diagnostica di laboratorio sarebbe offerto dalla disponibilità di test diagnostici rapidi e poco costosi proponibili come test di screening. La diagnosi di un’infezione sessualmente trasmissibile è più problematica durante l’adolescenza perché la malattia può essere asintomatica. Inoltre, lo stigma sociale e la difficoltà di accesso a servizi di trattamento possono incidere negativamente sull’attitudine al controllo da parte degli adolescenti.

Prevenzione e trattamento
Il controllo delle infezioni sessualmente trasmissibili è una delle priorità dell’Oms e di altre organizzazioni sanitarie, anche in considerazione delle numerose complicanze che queste infezioni possono provocare all’apparato riproduttivo maschile e femminile e delle ingenti spese economiche che comportano. Alcune malattie a trasmissione sessuale impiegano tempi lunghi di comparsa dopo il contagio, come l’infezione da Hpv o quella da Hiv. Altre invece hanno tempi di incubazione brevi (come la gonorrea o la sifilide) ed è facile, se vengono riconosciute, curarle tempestivamente. Uno degli ostacoli principali è costituito dal decorso spesso asintomatico o con quadro clinico aspecifico dell’infezione (per esempio oltre 70% delle donne e un numero considerevole di uomini con infezione gonococcica o da clam[y]dia sono asintomatici).

La strategia adottata si basa soprattutto sulla prevenzione, con la promozione di comportamenti sessuali responsabili (informazione, attenzione nelle pratiche sessuali saltuarie e con partner occasionali, accesso all’uso di preservativi). I preservativi, se usati correttamente e continuativamente, conferiscono un’efficace protezione dalla trasmissione dell’Hiv e delle altre Ist. È stato dimostrato, infatti, che il lattice rappresenta una barriera al passaggio di agenti virali (virus Hiv compreso). L’intolleranza al lattice è rara (0,08%) e la gravità della reazione, in ogni caso, è modesta.
L’educazione e il counselling si devono accompagnare comunque anche a misure di identificazione sia delle persone infette che non mostrano sintomi (per esempio con lo screening di alcune categorie, come le donne in gravidanza) sia dei loro partner sessuali.
Un problema cruciale è la gestione del partner sessuale del paziente con diagnosi accertata, allo scopo di mettere in atto interventi di screening e di trattamento delle Ist volti anche a limitarne la diffusione.

Oltre al trattamento dei sintomi, va messa in atto una cura microbiologica, la prevenzione di ricadute e la prevenzione della trasmissione. Il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili è un fattore cruciale per il controllo dell’infezione da Hiv soprattutto nei soggetti a rischio elevato, ma anche nella popolazione generale. La cura tempestiva è molto importante, perché riduce l’infettività del paziente e limita i contagi (breaks the chain of transmission, secondo i dettami dell’Oms). Il trattamento complessivo delle Ist incluso nei servizi sanitari di base dovrebbe offrire ai cittadini: disponibilità di farmaci adeguati, trattamento dei partner sessuali, educazione pubblica, distribuzione di preservativi, promozione di una adeguata prevenzione nelle categorie a rischio.

Un requisito importante dei farmaci impiegati è il basso costo, che ne facilita l’accessibilità soprattutto nei Paesi in via di sviluppo: ciprofloxacina, penicilline e aciclovir hanno questa caratteristica. La monosomministrazione per via orale, praticabile per farmaci come l’azitromicina e la cefixima, comporta un aumento dei costi. Infine, una misura preventiva: la vaccinazione delle persone a rischio quando esista il vaccino disponibile (epatite e papilloma virus). Il vaccino contro l’herpes simplex di tipo 2 è in fase di studio: gli studi clinici sperimentali ne hanno dimostrato l’efficacia solo in donne mai immunizzate con un virus herpetico.


[1] Fonte: Oms 2007: www.who.int/mediacentre/factsheets/fs110/en/print.html

[2] Fonte: ministero della Salute: www.ministerosalute.it/...

[3] Fonte: Oms, Global strategy for the prevention and control of sexually transmitted infections 2006-2015)
Prevenzione e trattamento

Il controllo delle MST è una delle priorità dell’OMS e di altre organizzazioni sanitarie. La strategia adottata si basa soprattutto sulla prevenzione, con la promozione di comportamenti sessuali responsabili (informazione, attenzione nelle pratiche sessuali saltuarie e con partner occasionali, accesso all’uso di preservativi). L’educazione e il counselling si devono accompagnare comunque anche a misure di identificazione sia delle persone infette che non mostrano sintomi (ad esempio con lo screening di alcune categorie, come le donne in gravidanza) che dei loro partner sessuali. Oltre al trattamento dei sintomi, va messa in atto una cura microbiologica, la prevenzione di ricadute e la prevenzione della trasmissione. Il trattamento complessivo delle MST dovrebbe essere incluso nei servizi sanitari di base offerti ai cittadini, con la disponibilità di farmaci adeguati, trattamento anche dei partner sessuali, educazione pubblica, distribuzione di preservativi, promozione di una adeguata prevenzione nelle categorie a rischio. Infine, una misura preventiva è quella di vaccinare le persone a rischio, per quelle malattie per le quali esiste un vaccino disponibile (epatite A e B).

Alcune iniziative sulle MST

Oltre a UnAids, l’agenzia delle Nazioni Unite completamente dedicata alla lotta contro l’Aids nel mondo, sono state attivate nel mondo diverse iniziative di gestione globale delle MST. In particolare, l’Oms ha aperto, all’interno del programma di ricerca e training sulle malattie tropicali, una sessione completamente dedicata al problema, la Surveillance Diagnostic Initiative (SDI - Iniziativa di sorveglianza sulle diagnosi delle malattie). Fondata nel 1990, la SDI risponde alla necessità di mettere a punto sistemi di diagnosi più efficaci soprattutto nei paesi con basso livello di risorse sanitarie, dato che l’80-90 per cento dell’incidenza globale di queste malattie si ha nei paesi poveri. In particolare, la SDI risponde al bisogno urgente di migliorare la diagnosi precoce di AIDS nelle regioni dell’Africa subsahariana, a partire dal fatto che le MST facilitano la trasmissione del virus HIV.

Negli Stati Uniti, i CDC hanno attivato da tempo una sezione completamente dedicata alle malattie sessualmente trasmissibili che interessano in modo particolare alcune regioni e alcune categorie sociali della popolazione americana. La sezione, chiamata Division of sexually transmitted disease, mantiene un sistema di sorveglianza annuale sugl andamenti delle malattie e ha prodotto delle linee guida per la diagnosi e il trattamento.
In Europa, l’Ufficio regionale dell’Oms ha messo a punto una Task force europea con il compito di rispondere efficacemente alle epidemie di MST in Europa dell’Est e in Asia centrale, epidemie che possono potenzialmente diventare un problema serio di salute per tutta la regione europea.
L[e] malattie sessualmente trasmissibili sono infatti tornate recentemente all’ordine del giorno dei sistemi sanitari europei, per l’elevata incidenza rilevata nei nuovi paesi membri, quelli appartenenti all’ex blocco sovietico. Nonostante i dati siano variabili e dipendano in larga scala dai metodi di screening, secondo l’Ufficio regionale europeo dell’Oms, l’incidenza media della MST nei paesi dell’est europeo è in media 100 volte più alta che non nei paesi europei occidentali (da 62,8-164,1 per 100.000 a 1,46 per centomila).
In Russia c’è stata un’epidemia di sifilide nel 1990 che ha iniziato a declinare solo verso il 1998, mentre è in aumento la sifilide congenita, trasmessa da madri infette ai feti. Un dato preoccupante è stato l’aumento dei casi di sifilide anche in Finlandia, a partire dal 1994, in gran parte contratta in Russia e in Estonia. E’ chiaro quindi che le epidemie di MST nelle regioni dell’est europeo sono potenzialmente un problema che riguarda l’intera Europa.
Quasi tutti i paesi europei hanno un sistema di sorveglianza sulle MST, più del 90 per cento ha cliniche specializzate ma solo il 60 per cento ha linee guida per la gestione e il trattamento. Nel 56 per cento dei paesi, i servizi relativi alle MST fanno parte delle cure primarie e solo il 30 per cento dei paesi ha un programma nazionale strutturato di controllo e trattamento. La task force, avviata nel 2000, avrà il compito di stabilire pratiche e linee guida da attuare per una risposta globale all’emergenza MST.





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