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Aida Blanchett

Elena Tione Presidente VULVODINIA.INFO ONLUS

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Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Lun 25 Ott 2010, 02:23
Una persistente contrazione di difesa, in risposta a dispareunia o VV, dell’elevatore dell’ano può determinare una mialgia (Simons & Travell, 1983; Travell & Simons, 1992; Weiss 2001; Alvarez & Rockwell 2002). Due segni clinici confermano queste ipotesi patogenetiche:

a) i “tender points”, punti di dolorabilità elettiva localizzata all’esplorazione digitale, in corrispondenza dell’inserzione dell’elevatore dell’ano sulle spine ischiatiche, riscontrati nel 56 % delle donne (Graziottin, Nicolosi, Caliari, 2001);

b) i “trigger points”, punti di dolorabilità irradiata in profondità alla pelvi o
verso i genitali esterni, con modalità di irradiazione non metamerica  (Baral, 1993; Alvarez e
Rockwell, 2002).

[NdR metamerico= distribuzione metamerica (cioè sono avvertiti dal paziente nelle zone cutanee innervate dalla radice lesa, possono assumere le caratteristiche dell’iperestesia dolorosa (dolore che si scatena al semplice contatto della cute del paziente con la mano dell’esaminatore), da http://www.lesionispinali.org/pagina.php?l1=1&l2=11&l3=113 ]

Entrambi dovrebbero essere ricercati durante un esame ginecologico in maniera da effettuare la mappatura del dolore (Graziottin 2001, Graziottin e & Brotto 2004).
Questa parte essenziale della valutazione clinica avviene quando l’esaminatore esplora tutte le aree evocative di dolore, tra cui l’inserzione dell’elevatore dell’ano a livello delle spine ischiatiche e in altre regioni muscolari, peculiarità clinica comune alle pazienti con cistite interstiziale (IC: intestitial cystitis) (Weiss 2001), registrandone poi sulla cartella clinica l’intensità da uno a dieci (il peggior dolore mai avvertito). Il monitoraggio nel tempo dell’andamento del dolore riferito dalla donna in ogni singolo punto di iperalgesia è cruciale per il monitoraggio dell’andamento della terapia della VV. L’iperattività del muscolo elevatore può essere attivata anche da fattori psichici, come parte di un “arousal”, di uno stato di allerta sistemico, con ipertono muscolare generalizzato, specie nelle donne con atteggiamento fobico verso la penetrazione (Van Lankveld et Al, 1996; van der Velde e
Everaerd, 2001).

www.fondazionegraziottin.org/.../1146%20-%20vestibolite%20vulvare%20-%20aspetti%20fisiopatologici%20e%20clinici.pdf


I trigger points
da http://www.winalgos.com/

I trigger points (TP) miofasciali vanno considerati un particolare tipo di allodinia profonda che si distingue per la distribuzine relativamente circoscritta e confinata in un’area limitata. Si noti che i TP non costituiscono una realtà anatomica ma funzionale, consistendo in una circoscritta zona miofasciale dove i nocicettori sono “iperirritabili” per l’azione locale di metaboliti algogeni (serotonina, istamina, bradichinina, prostaglandine) che si trova in una banda muscolare rigida (taut band) entro il muscolo o nella sua fascia.
   A parte l’incostante rilievo teletermografico di un’area ipertermica di 5-10 millimetri attorno al TP, una banda muscolare rigida (taut band) è tutto ciò che può essere toccato con mano del fenomeno TP miofasciale. La taut band è il tratto di muscolo in contrattura dove risiede il TP. Per spiegare il riscontro della taut band si tenga presente che in condizioni normali il calcio viene liberato dal reticolo sarcoplasmatico all’arrivo del PTA, provvedendo all’accoppiamento fra il fenomeno elettrico e quello meccanico che porta alla contrazione. Avvenuta la contrazione, il calcio è subito riassorbito dal reticolo sarcoplasmatico, potendo fine all’accorciamento del muscolo. Se il reticolo sarcoplasmatico è danneggiato, invece, il calcio può essere liberato in assenza del PTA e persistere nella sede muscolare dov’è responsabile della contrattura. La taut band, quindi, non è uno spasmo muscolare (che anzichè un piccolo tratto del muscolo interesserebbe il muscolo nella sua totalità e comporterebbe un’attività elettrica locale che non fa parte del fenomeno TP) ma una contrattura. Nonostante questo, è possibile che, pur non facendone parte normalmente, lo spasmo muscolare si sovrapponga al quadro clinico prodotto dai TP e lo complichi anche dal punto di vista diagnostico.
   I TP miofasciali possono essere “attivi”, “latenti” o “estinti”: quelli attivi provocano dolore, riduzione dell’ampiezza dei movimenti, rigidità muscolare (specie dopo un periodo di immobilità del muscolo, come la mattina al risveglio) ed iperattività vasomotoria (pallore durante la digitopressione sui TP) mentre quelli latenti, non provocano dolore ma soltanto debolezza muscolare e riduzione dell’ampiezza del movimento del muscolo che li ospita. Un TP latente può diventare attivo a seguito dell’affaticamento del muscolo, del suo protratto “accorciamento”, di un trauma diretto su di esso, del suo raffreddamento, nel corso di una malattia virale acuta o in presenza di disturbi del sonno. I TP attivi sono più frequenti nella mezza età e meno in età avanzata, cedendo il posto a quelli latenti con l’associata debolezza muscolare e la riduzione di ampiezza del movimento muscolare. I TP attivi sono più frequenti nei muscoli fisiologicamente impegnati nel controllo della postura come il trapezio, gli sternocleidomastoidei, l’elevatore della scapola ed il quadrato dei lombi.
   Va sottolineato il fatto che la sede del TP è dolente alla palpazione (per la simultanea stimolazione della taut band) ma non spontaneamente: in altre parole, il dolore prodotto dai TP non è nella sede dov’essi si trovano ma in sedi diverse (target areas) ad essi limitrofe ma talvolta anche relativamente lontane, caratteristiche per ogni muscolo, configurandosi un dolore riferito somato-somatico che ha i caratteri del dolore profondo, aching. In altre parole, il TP si comporta come il “grilletto” di un fucile (“trigger”, infatti significa “grilletto”) che quando premuto “spara” il dolore nella corrispondente zona “bersagnio” (target area). In genere, l’estensione e l’entità del dolore prodotto dai TP è tanto maggiore quanto più attivo o “irritabile” è il TP: l’irratabilità del TP, a sua volta, può variare di ora in ora o di giorno in giorno.

   La palpazione dei TP induce:

·     il dolore locale (per stimolazione della taut band e non del TP);

·     il jump sign (segno del salto)[twitch, NdR] che è una vistosa reazione di evitamento del paziente alla digitopressione dell’area dove risiedono il TP e la taut band;

·     il dolore riferito nella target area. A proposito di quest’ultimo, si tenga presente che il dolore riferito prodotto dalla digitopressione sui TP compare con una latenza di 10-15 secondi per cui non è sempre facilmente correlabile con la manovra palpatoria del TP: in altre parole, il paziente avverte un aggravarsi del suo dolore spontaneo durante quella parte della visita finalizzata ad evidenziare i TP ma non sempre è evidente una stretta correlazione temporale fra la digitopressione di un TP e l’accentuazioe del dolore nella corrispondente target area.

   

Il riferimento del dolore dai TP miofasciali non segue una distribuzione rigidamente metamerica, potendosi verificare sia nell’ambito dello stesso metamero del TP che in regioni somatiche metamericamente diverse.
   Un altro riscontro pressochè costante quando il TP è abbastanza superficiale è quello della “local twitch response” che durante l’infiltrazione del TP l’esaminatore, appoggiando i polpastretti in corrispondenza della sede del TP, può apprezzare come un “guizzo del muscolo” (vale a dire una “rapida e fugace contrattura” che si accompagna a dolore locale). Questa risposta è patognomonica dell’ingresso dell’ago nella sede del TP ed è dovuta al fatto che, oltre quelli sensitivi, anche i terminali motori sono ipereccitabili in quella sede: la stimolazione dei terminali motori ipereccitabili sarebbe quindi sufficiente ad evocare la brusca risposta motoria di quel tratto di muscolo senza la produzione di un PTA.
  I TP attivi possono diventare latenti, se il muscolo è mantenuto a riposo: dalla condizione di latenza i TP possono diventare attivi per l’esposizione del  muscolo agli stimoli prima considerati e questo fatto giustifica il ripresentarsi di episodi dolorosi ogni volta che si ripropongono i fattori in grado di attivare i TP. Inoltre, la persistente attività dei TP può condurre da una fase di reversibilità della sintomatologia (nella quale i TP costituiscono un fenomeno disfunzionale neuromuscolare) ad una fase di irreversibilità che corrisponde ad una “fase distrofica neuromuscolare”.

   Si è detto che i TP possono corrispondere ad un’area teletermograficamente ipertermica: questo riscontro è dovuto ad un ridotto drenaggio venoso in corrispondenza del TP associato ad un ipercatabolismo locale e sostenuto da una vasocostrizione locale verosimilmente mediata dal simpatico (per questo, il fenomeno TP può essere migliorato dal massaggio locale che consente di ripristinare un adeguato drenaggio venoso e dal blocco del simpatico distrettuale).

Sia topograficamente che funzionalmente e semeiologicamente, si devono distinguere i TP miofasciali (si localizzano profondamente nelle fasce muscolari e nei muscoli e corrispondono, come si è detto, ad aree di allodinia profonda) ed i TP cutaneo-mucosi (si localizzano sulla cute e le mucose e corrispondono ad aree di allodinia superficiale). Il riscontro dei TP miofasciali orienta verso la diagnosi patogenetica di Dolore Tessutale profondo somatico: muscoloscheletrico e verosimilmente verso la diagnosi nosologica di una Sindrome miofasciale: esso coincide con il rilievo di una zona allodinico-iperalgesica circoscritta in una piccola zona miofasciale e prevede il riscontro di una target area sulla quale il dolore si irradia. Le sedi dei Trigger points miofasciali e delle target areas sono relativamente costanti nei singoli muscoli. Per contro, il riscontro dei Trigger points cutaneo-mucosi orienta verso la diagnosi patogenetica di Dolore neuropatico: un esempio sono le zone allodiniche caratteristiche della nevralgia del trigemino.





trigger points cutaneo-mucosi
L’organismo è un sistema complesso che tende all’equilibrio della configurazione originaria. L’interazione con il mondo porta variazioni e squilibri in rapporto ai quali il sistema reagisce cercando di riequilibrarsi.
La malattia è uno squilibrio del sistema.
Il sistema ha una sua capacità di autoguarigione, che è semplicemente la tendenza del sistema stesso a ritornare allo stato di equilibrio originario o comunque precedente.
Per cambiare la configurazione del sistema sono necessari o stimoli veramente importanti o stimoli ripetuti, come una goccia che scava la roccia.
Ci sono stimoli che provocano dolore e stimoli che non lo provocano.
… Topograficamente, funzionalmente e semeiologicamente esiste una distinzione tra trigger points miofasciali (localizzati nelle fasce muscolari e nei muscoli a cui corrispondono aree di allodinia profonda) e trigger points cutaneo-mucosi (localizzati su cute e mucose a cui corrispondono aree di allodinia superficiale).
Il trigger point miofasciale, che non costituisce una realtà anatomica ma funzionale, consiste in una zona circoscritta (point) situata in una banda muscolare rigida (taut band) all’interno del muscolo o della sua fascia, in cui i nocicettori sono divenuti iper-irritabili a causa dell’azione locale dei metaboliti algogeni (serotonina, istamina, bradichinina, prostaglandine).
La taut band non è uno spasmo muscolare che interessa il muscolo nella sua totalità (e comporta un’attività elettrica locale che non fa parte del fenomeno del trigger point) ma una contrattura.
Può comunque accadere che lo spasmo muscolare si sovrapponga al quadro clinico prodotto dal trigger point e lo complichi anche dal punto di vista diagnostico.
La palpazione del trigger point induce il jump sign (trad: segno del salto), che è una reazione improvvisa del paziente a cui viene applicata la digitopressione.
Il trigger point è dolente solo se palpato (per la simultanea stimolazione della taut band), quindi non spontaneamente; si comporta come il grilletto di un fucile [grilletto = trigger in inglese NdR] che, se premuto, spara il dolore nella corrispondente zona bersaglio.
In genere, l’estensione e l’entità del dolore prodotto dal trigger point sono direttamente proporzionali alla sua stessa attività o irritabilità le quali possono variare di ora in ora o di giorno in giorno.
Qualora il trigger point fosse abbastanza superficiale un altro riscontro è quello della local twitch response.
Durante l’infissione dell’ago, appoggiando i polpastrelli in corrispondenza della sede del trigger point, è stato registrato un “guizzo del muscolo”, ovvero una “rapida e fugace contrattura” accompagnata da dolore locale [twitch, NdR].
Questa risposta è data non solo dall’ingresso dell’ago nella sede del trigger point ma anche dal fatto che i terminali sensitivi e motori sono ipereccitabili in quella sede.
Sì è giunti quindi alla conclusione che la stimolazione dei terminali motori ipereccitabili sarebbe sufficiente ad evocare la brusca risposta motoria di quel tratto di muscolo senza la produzione di un PTA (Plasma Tromboplastin-Antecedent).
I trigger points miofasciali possono essere attivi, latenti o estinti.
Quelli attivi provocano dolore, riduzione dell’ampiezza dei movimenti, rigidità muscolare (specie dopo un periodo di relativa mobilità muscolare come ad esempio nel momento del risveglio mattutino) ed iperattività vasomotoria (pallore durante la digitopressione).
I trigger points attivi possono diventare latenti se il muscolo è mantenuto a riposo, mentre dalla condizione di latenza possono diventare attivi per l’esposizione del muscolo agli stimoli (motivo per cui non è raro che possano ripresentarsi episodi dolorosi ogni qual volta si ripropongano fattori in grado di attivare il trigger point). La persistente attività del trigger point può inoltre passare da una fase di reversibilità della sintomatologia (nella quale il tender point è considerato un fenomeno disfunzionale neuromuscolare) ad una fase di irreversibilità, ovvero ad una “fase distrofica neuromuscolare”.
Quelli latenti non provocano dolore ma debolezza muscolare e riduzione dell’ampiezza del movimento del muscolo. Un trigger point latente potrebbe diventare attivo in seguito all’affaticamento del muscolo, così come in seguito ad un suo protratto “accorciamento”, o a un trauma diretto, un raffreddamento, oppure a causa di una malattia virale acuta o in presenza di disturbi del sonno.
Il dolore prodotto dal trigger point non è nella sede in cui è collocato ma in sedi diverse, dette anche zone bersaglio (target area), a volte limitrofe e a volte relativamente lontane, caratteristiche per ogni muscolo.
È un dolore che compare con una latenza di 10-15 secondi, per cui non è così facilmente associabile all’azione del trigger points in quanto il paziente avverte un aggravarsi del suo dolore spontaneo nella digitopressione pur non essendo sempre evidente la correlazione fra trigger point e accentuazione del dolore nella corrispondente target area.
I trigger points miofasciali ci indirizzano verso una diagnosi di dolore tissutale profondo (aching pain) somato-somatico/muscolo-scheletrico, detta sindrome miofasciale.
I trigger points cutaneo-mucosi ci orientano invece verso una diagnosi di dolore neuropatico (es: nevralgia del trigemino).
La tender area è una zona dolente alla digitopressione: corrisponde ad un’area che può essere considerata sia allodìnica (in quanto lo stimolo responsabile -la digitopressione- normalmente non evoca dolore) che iperalgesica (in quanto in quella sede c’è una ridotta soglia di percezione del dolore).
Generalmente è possibile localizzare una tender area, dovuta alla liberazione locale di metaboliti algogeni, in corrispondenza dei tessuti danneggiati (cfr. tender area localizzate sulle inserzioni tendinee nelle entesiti) o dei neorecettori (cfr. neuromi da amputazione).
Differisce dal trigger point in quanto da essa difficilmente si ha una irradiazione del dolore, o meglio, può verificarsi che si abbia una certa irradiazione anche se meno vistosa di quella prodotta dallo stimolo dei trigger points.
Ciò che differenzia le tender areas dai trigger points è che le prime sono aree allodiniche dolenti quasi solo localmente, mentre i trigger points sono aree allodìniche che oltre ad essere dolenti localmente (nella taut band) evocano una risposta irradiata ad una target area topograficamente prevedibile.
Infine, mentre i trigger points sono anche tender areas, le tender areas non sono necessariamente trigger points.

[Fabiola Marelli, osteopata. da articolando.net]


Ultima modifica di Aida Blanchett il Dom 01 Giu 2014, 18:32, modificato 9 volte
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Lun 25 Ott 2010, 02:24
Biographical Sketches
from The Trigger Point Therapy Workbook
Janet G. Travell, MD (1901-1997)

Among those who recognize the reality and importance of myofascial pain, Janet Travell is generally recognized as the leading pioneer in its diagnosis and treatment. Few would deny that she single-handedly created this branch of medicine. Many would contend that it's the world’s great loss that her amazing career was not crowned with the recognition that would have come with a Nobel Prize.

At the time the first volume of her book went to press in 1983, she had been studying and treating trigger points and referred pain for over forty years. She had already published more than forty articles about her research in medical journals, the first appearing in 1942. Her revolutionary concepts about pain have improved the lives of millions of people.

Trigger point massage, the most effective modality used by massage therapists for the relief of pain, is based almost entirely on Dr. Travell’s insights. The innovative clinical techniques for the treatment of pain that are beginning to be used by physicians and physical therapists all over the world wouldn’t have existed without Dr. Travell’s dedicated energy and intelligence.

Dr. Travell’s personal success with one particular patient had a far-reaching effect on history. Not many people remember that Janet Travell was the White House Physician during the Kennedy and Johnson administrations. President Kennedy honored her with that position in gratitude for her treatment of the debilitating myofascial pain and certain other ailments that in 1955 had threatened to prematurely end his political career. It’s a stunning example of how trigger point therapy can change someone’s life and destiny.

Although in her sixties at the end of her duties at the White House, Dr. Travell had no intention of retiring or even slowing down. She went on developing and teaching her methods with vigor and enthusiasm for the next thirty years. She was past eighty when the first volume of her grand opus, Myofascial Pain & Dysfunction: The Trigger Point Manual was published, and past ninety when the second volume appeared. She refused to rush into print: she wanted to get it right.

David G. Simons, MD (1922- )
David Simons lends authority to the study of myofascial pain with his long experience as a research scientist. In his early career, Dr. Simons worked as an aerospace physician, developing improved methods of measuring physiological responses to the stress of weightlessness.

A fascinating sidelight to Dr. Simons’s career is the world altitude record for manned balloon flight he set in 1957 as a young Air Force Flight Surgeon. In point of fact, he beat Sputnik into space. He was featured on the cover of Life magazine that year and subsequently wrote a book, Man High, about his adventure.

Drs. Travell and Simons first met when she lectured about trigger points and myofascial pain at the Air Force’s School of Aerospace Medicine. Simons was so intrigued by Travell’s work that he eventually retired from the Air Force and began a long informal apprenticeship under her wing. An intense synergy developed between the two over the next twenty years, culminating at last in the production of The Trigger Point Manual, an inspiring testament to the transcendent power generated when two minds of uncommon intelligence work together.

Dr. Simons’s strict attention to detail and adherence to scientific method helped him bring rigorous objectivity to the documentation of myofascial pain. He was the driving force in getting the Travell and Simons books written, doing most of the actual writing himself, with Dr. Travell’s vast knowledge and experience as his primary resource. One day, when ordinary people know about trigger points and the diagnosis and treatment of myofascial pain is taught widely in medical schools, physicians everywhere will honor Doctor Simons, along with his mentor, Dr. Travell, as true medical pioneers.

Into his eighties now, David Simons is still hard at work promoting further research concerning trigger points. His latest book, Muscle Pain: Understanding its Nature, Diagnosis, and Treatment, with coauthor Doctor Siegfried Mense, seeks to impart a better understanding of the neurophysiology of muscles.
[http://www.triggerpointbook.com/travell.htm]


Ultima modifica di Aida il Gio 21 Giu 2012, 02:41, modificato 3 volte
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Il dolore miofasciale ❖ Vulvodinia.info

il Lun 25 Ott 2010, 02:27
Il dolore miofasciale
(di A.De Nicola)
Una patologia che colpisce praticamente tutti, almeno una volta nella vita, è rappresentato dalle sindromi miofasciali, sia come evento primario che associato o secondario ad altre patologie.
La letteratura in tema di sindromi dolorose di origine muscolare è alquanto numerosa e per anni la varietà delle definizioni e la diversità di terminologia per indicare il dolore miofasciale ha generato confusione e difficoltà nella sistematizzazione della materia. (1)
La sindrome dolorosa miofasciale infatti è stata chiamata anche miosite, fibrosite, mialgia, miogelosi, miofascite, miofibrosite interstiziale, reumatismo muscolare, stiramento muscolare (2).
Attualmente la definizione di Travell "sindromi di dolore miofasciale" o analogamente "sindrome dolorosa miofasciale", comunemente e più brevemente chiamato "dolore miofasciale" è quella più accreditata ed universalmente riconosciuta.
La sindrome dolorosa miofasciale comprende un vasto ed eterogeneo gruppo di patologie muscolari che si presentano con dolore muscolare continuo, associato a contrattura, limitazione funzionale ed occasionalmente a sintomatologia di tipo nevralgico quali parestesie e formicolio e disfunzione vegetativa. Esse sono estremamente comuni e rappresentano, considerate in toto, una delle cause più frequenti di dolore.
Nel 1954 Janett Travell, alla quale si deve una mole enorme e preziosa di studi sull'argomento, definisce e canonizza l'elemento caratteristico della sindrome dolorosa miofasciale, cioè il cosiddetto "trigger point" (punto grilletto) in base a tre peculiarità:



  • dolorabilità profonda circoscritta


  • contrazione muscolare localizzata (twitch) evocata dalla compressione della porzione di muscolo contenuta nella zona trigger,


  • comparsa di dolore riferito in risposta alla digitopressione del trigger point.

L'elemento peculiare di questa sindrome è rappresentato appunto da un'area di ipersensibilità chiamate "trigger point" (TP), ossia zona grilletto o punto scatenante, localizzato nel contesto di uno o più muscoli, spesso esteso al tessuto connettivo. Il TP consiste in una porzione circoscritta, di muscolo o fascia (banderella palpabile), indurita e dolente alla palpazione. La digitopressione del TP evoca dolore a distanza nella cosiddetta "target area" (area bersaglio o zona di riferimento), che rappresenta anch'essa un'elemento caratteristico.
Nessuna alterazione o particolarità istologica significativa è stata evidenziata sulle biopsie effettuate nelle sedi muscolari dei TPs.
L'area di irradiazione del dolore non segue, tipicamente, la regola dermatomerica o il decorso di un nervo (4). Molti casi di dolore miofasciale sarebbero l'estrinsecazione del meccanismo del dolore riferito in risposta a stimoli nocicettivi originati da strutture profonde con scarsa o senza rappresentazione nella corteccia somato-sensoriale. L'origine di questo dolore anche potendo essere in rapporto con organi quali colecisti, polmone, cuore, stomaco, ecc., sarebbe più frequentemente in rapporto con strutture scheletriche, legamentose e muscolari della colonna vertebrale, del torace e dei cingoli scapolo-omerale e pelvico.
A questo proposito Melzack ha individuato una corrispondenza tra trigger points ed i punti delle mappe di agopuntura in una percentuale del 71% (7): elemento che potrebbe essere di aiuto diagnostico (5,6). La Travell tuttavia ritiene che i TPs sono caratteristici di ogni muscolo ma con localizzazioni non immutabili ed estrinsecazioni personali (4). Le due tesi contrastano solo nell'enunciato. Infatti è estremamente probabile che i punti di agopuntura non siano altro che la manifestazione cutanea di un dolore viscerale e quindi variabili da paziente a paziente: anche se la localizzazione di tali dolori riferiti è con una certa approssimazione sovrapponibile alle mappe tradizionali standardizzate (8,9).
Fig. 1 Origine della sindrome miofasciale
1- L'individuo, soggetto a stress fisici ed emotivi, può reagire con meccanismi fisiologici di difesa: aumento di tono e contrattura di difesa dei muscoli, modificazioni vasomotorie, iperattività simpatica, alterazioni ormonali, altre modificazioni umorali plasmatiche e dei liquidi extracellulari. 2 e 3 Uno specifico punto (più sensibile del tessuto limitrofo) di un muscolo o di una fascia ipertonici e stressati si affatica e segnala la sua condizione sfavorevole al sistema nervoso centrale. 4 - La risposta più facilmente prevedibile coinvolge i riflessi motori: diversi muscoli associati al punto trigger diventano contratti e cominciano ad stancarsi. Le risposte simpatiche inducono modificazioni vasomotorie nel contesto dell'area grilletto [trigger vuol dire grilletto in inglese NdR] e attorno a essa. Si produce allora ischemia locale, che provoca alterazioni nell'ambiente extracellulare delle cellule affette, con liberazione di mediatori algogeni (istamina, chinine, prostaglandine), modificazioni osmotiche e del pH, che insieme incrementano la sensibilità dei nocicettori di quella zona. L'attività simpatica può anche provocare la contrazione della muscolatura liscia prossima ai nocicettori stessi, eccitandone in tal modo l'attività. 5 e 6- L'aumento del flusso di impulsi in partenza dai nocicettori concorre al perpetuarsi del circolo vizioso, poichè accresce I'attività motoria e simpatica, che a sua volta incrementa il dolore. 7 - Quando la contrazione incomincia ad affaticare i muscoli, in una situazione di stimolazione simpatica e di alterazioni biochimiche locali, anche i punti trigger di tali muscoli cominciano ad attivarsi, sommandosi al circuito di feedback positivo ed allargando il dolore ai muscoli contigui. Alla fine lo stress dovuto al dolore e alla fatica, sommato all'aumento della tensione muscolare e del tono simpatico in tutto l'organismo, si traduce nell'attivazione di zone grilletto in muscoli situati a distanza dall'iniziale area del dolore.
Diagnosi
Spesso la preoccupazione di ricorrere a mezzi diagnostici strumentali per dimostrare la causa di un dolore muscolare e la disabitudine alla diagnosi clinica, fanno trascurare l'ipotesi che si possa trattare di una sindrome miofasciale (4,5,6).
Infatti la diagnosi di sindrome dolorosa miofasciale è essenzialmente clinica e si fonda sulla presenza dei TPs (punti grilletto). Ognuno di questi punti in pratica può manifestarsi in ogni muscolo ed ha una dimensione piccola, intorno ad un centimetro di diametro.
I tipi di dolore riferito sono talmente rilevanti, da paziente a paziente, che il medico può diagnosticare la struttura malata in base alla topografia ed al tipo di dolore. Entro ciascuna area di dolore riferito c'è spesso uno o più TPs con localizzazione spesso sovrapponibile nella maggior parte dei casi. La digitopressione su tali zone determina dolore nell'area di riferimento (target area) ed a volte anche nella struttura viscerale malata.
Interessante è sottolineare come l'iniezione di anestetico locale in quelle zone particolarmente sensibili è capace di eliminare il dolore riferito e spesso anche quello della struttura viscerale alterata e porre termine al circolo vizioso.
Il problema diagnostico del dolore miofasciale può essere chiarito quando la compressione di un determinato punto algogeno evoca dolore riferito: cosa non sempre facile, in quanto esso non è necessariamente situato dove il paziente indica di avere dolore.
L'anamnesi dettagliata deve essere eseguita per conoscere eventuali eventi patologici, traumatici, movimenti bruschi, sforzi improvvisi, posture anomale, lavori ripetitivi che possano aver scatenato o avviato un dolore miofasciale. Molte volte però l'anamnesi risulta negativa.
Il dolore viene riferito come sordo, acuto, persistente, profondo quasi mai di tipo bruciante o pungente. A volte il dolore viene definito come lanciante, folgorante ed a tipo pugnalata.
Non sempre il dolore è presentato dal paziente come il sintomo principale ma è la limitazione funzionale e la contrattura muscolare che focalizzano l'attenzione.
Nell'esame obiettivo si deve porre attenzione alle anomalie del passo, alle deviazioni della postura, alle asimmetrie del corpo, a movimenti ed atteggiamenti protettivi o antalgici mentre il paziente si muove, parla e si sveste.
Invitato il paziente a rilassarsi e sistematolo in una posizione comoda si procede all'esame obiettivo. La palpazione delle aree sospette o indicate dal paziente deve essere sistematica. L'ammalato deve essere istruito affinché indichi quando, trovato il punto localmente doloroso (TP), la sua palpazione evochi dolorabilità a distanza, in qualche area di riferimento.
Appena trovato il TP deve essere segnato con una matita dermografica e riportato in cartella.
La palpazione va fatta con l'indice con movimenti avanti ed indietro sull'area sospetta come se vi volesse "scavare" la banderella tesa nella quale giace il TP. Questo viene percepito dal polpastrello come una nodosità. Si può procedere altrimenti con il pollice e l'indice, con una palpazione "a pinza", della banderella muscolare contratta. Questa operazione può essere compiuta su quei muscoli che possono essere facilmente afferrati come lo sternocleidomastoideo, il grande pettorale ed il grande dorsale. Per eseguire una diagnosi più precisa ed agevole si può seguire il seguente schema diagnostico:

Stirare il muscolo interessato per verificare l'aumento del dolore.
Ricercare la limitazione funzionale.
Verificare l'aumento del dolore quando il muscolo si contrae contro una resistenza.
Accertare l'eventuale debolezza muscolare (non deve essere associata ad atrofia).
Rilevare disfunzioni non dolorose quali disturbi vegetativi come lacrimazione, rinite, ecc.
Il TP si presenta come una zona di dolorabilità circoscritta e che si attenua nelle aree adiacenti.
Un segno di sussulto ("jump sign") ["twitch" NdR]può essere evocato dalla digitopressione diretta del TP, con conseguente allontanamento del paziente e comportamenti innescati dal dolore vivo (smorfie, lamenti, inarcamento della schiena, ecc.).
Una palpazione brusca, a scatto, del TP provoca il più delle volte un immediato spasmo muscolare locale.
Una moderata e prolungata pressione su di un TP, sufficientemente irritabile, produce o aumenta il dolore nella zona di proiezione caratteristica (target area).
In teoria tutti i muscoli possono essere sede di TP
[http://www.salus.it/dol/miofasc.html]

Si tratta del reperto obiettivo di ipertono dei muscoli elevatori dell’ano, palpabili lateralmente in corso di esplorazione vaginale e rettale, con dolorabilità, anche molto intensa, alla digitopressione. In alcuni casi questa e prevalente o esclusivamente presente da un lato. I punti di tali muscoli che che, ad una pressione digitale anche lieve, scatenano un forte dolore, il più delle volte avvertito in zone contigue (ad esempio l’ano) viene dato il nome di Trigger Point.
[Tratto dal vecchio sito del prof. Pesce]

Il protocollo Stanford, praticato dal prof. Pesce, è stato sviluppato nel 1996 dal professore di urologia Rodney Anderson e dallo psicologo David Wise della Stanford University, è stato pubblicato nel 2005. Il protocollo consiste nella combinazione di una "terapia psicologica" (la paradoxical relaxation, che è un adattamento specifico alla CPPS di una tecnica di rilassamento progressivo sviluppato da Edmund Jacobson durante il XX secolo), fisioterapia (basata sull'individuazione di trigger point all'interno del pavimento pelvico e sulla parete addominale) ed esercizi di stretching che aiutano ad ottenere un maggiore rilassamento del pavimento pelvico.[Wikipedia]


Ultima modifica di Aida il Gio 21 Giu 2012, 02:42, modificato 2 volte
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Mer 02 Nov 2011, 00:15

Ecco il lavoro sui trigger point ;)




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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Sab 31 Mag 2014, 18:32
Ciao! scusatemi se pongo una domanda che può sembrare ridicola, sarò molto "riassuntiva" e breve perché so che non è bene ripetere ciò che è già stato detto, ma purtroppo non riesco a capire come funziona questa terapia. è "una specie di massaggio" che il medico fa? la paziente è vestita? scusatemi davvero ma, mentre le altre terapie mi sono piuttosto chiare, il discorso qui mi risulta difficile da capire. spero di non crearvi troppo disturbo. e grazie in anticipo.
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Spiegazione di come funziona la Manipolazione dei Trigger Point per il Dolore Pelvico Cronico • VULVODINIA.INFO

il Dom 01 Giu 2014, 18:53
Ciao CamomillaeMiele, hai fatto benissimo a chiedere. Se vai nelle sezioni del Dr. Mirko Croci e del Prof. Francesco Pesce troverai le spiegazioni ed esperienze dirette di altre Forumine di VulvodiniaPuntoInfo. Si tratta in ogni caso di applicare una certa dose di pressione su alcuni punti interni alla vagina e all'ano ed esterni su glutei e fianchi (vanno fatte regolarmente entrambe le cose); la pressione viene esercitata dal Professionista esperto in massaggio secondo Travell e Simons dosata in maniera precisa e adatta a ogni singola persona e a ogni singolo punto trigger della persona. La terapia dei Trigger Point è stata ideata da Janette G. Travell e David Simons. La Dr.ssa Travell curò il presidente J.F.Kennedy che la nominò medico ufficiale della Casa Bianca a seguito della liberazione dal dolore miofasciale che lo opprimeva grazie a questo metodo.
Il libro che descrive questa tecnica è il testo scritto dagli stessi Travell e Simons. La Dr.ssa Travell rielaborò tutto ciò che era conosciuto in precedenza in merito all'esistenza di questi "punti grilletto" e organizzò e sintetizzò il tutto insieme al suo collega David Simons. Il sito della Dr.ssa Travell, linko sezione articoli: http://www.janettravellmd.com/articles-about-janet-travell/ (è deceduta nel 1997).
Invito tutti a studiare come funziona il dolore causato dai TP. Vi posto un link intanto: http://www.posturaedolore.it/trigger/trigger.html
Nota importante: il Protocollo di Stanford, o Protocollo Wise-Anderson (il Dr. Rodney Anderson è un Urologo della Clinica dell'Università di Stanford mentre il Dr. David Wise è uno psicoterapeuta che contattò e collaborò con Anderson dopo avere sofferto di dolore pelvico cronico per 22 anni) non consiste soltanto nella manipolazione dei TP, per questo ho modificato il titolo di questo topic e le altre info dove se ne parla. Ne ho già parlato inoltre nella sezione Mind-Body, ma c'è sicuramente bisogno di più informazioni in merito. Chiedete pure, intanto sul Protocollo di Stanford leggete il testo degli ideatori stessi: A HeadAche in the Pelvis (è solo in inglese, per ora: mi sto muovendo per trovare una casa editrice che si incarichi di tradurlo per tutti voi. Il mio metodo fra l'altro si basa su questo e molto altro).
Se avete domande, siamo qui.  love 




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Manipolazioni

il Sab 28 Mag 2016, 12:24
Ciao a tutte!
Volevo chiedervi se e' possibile che le manipolazioni secondo protocollo stanford non associate a farmaci mi stiano portando a un peggioramento della sintomatologia. Non so se continuare o no! Ho molta paura!

Grazie a tutte
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Sab 28 Mag 2016, 12:30
Sono alla terza seduta..:(
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Sab 28 Mag 2016, 20:39
Magari puoi diradare le manipolazioni seguendo i messaggi che ti dà il tuo corpo: forse ha bisogno di più tempo per riposare tra una manipolazione e l'altra? Forse ha bisogno di diradare il numero di sedute?  potpot 
Tengo di nuovo a precisare che non si tratta dello Stanford ma della semplice manipolazione dei TP. Lo Stanford prevede ciò che ho scritto sopra. Un abbraccio!




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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 29 Mag 2016, 13:02
Non lo so..non riesco più a capire cosa e' meglio per me.  Sono molto scoraggiata e impaurita. E con poca voglia di lottare
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 00:30
Ciao e ben trovate a voi tutte forumine e grazie in anticipo per leggermi.
Ero davvero indecisa se scrivere in questa sezione o in quella privata, ma si tratta di un argomento dolorosamente "a cavallo" (peccato per me, in tutti i sensi) fra questo topic e la mia storia, perciò spero di aver fatto bene, altrimenti sono pronta a prendermi le sgridate che mi merito e, se verrò cancellata per "giusta causa", riscriverò senza problemi tutto nella mia personale scheda.

Dunque: trigger poits... sti maledetti...

Per chi non mi conoscesse breve riassunto: ammalata fra il 2009 e il 2010, diagnosi nel 2013 con Cirillo, dunque inizio con lei a prendere psicofarmaci e giù come caramelle, ma nessuno fa effetto. Mi sottopone a diverse terapie con elettrostimolazione, ma mi aggravo e due anni dopo mi dice "boh, io non so più cosa dirle". Per fortuna smettendo con le sue apparecchiature elettrostimolanti torno coi sintomi che avevo prima, ovvero dolore.  

Scendo a Roma da Pesce. Ora è un anno che seguo la sua terapia farmacologica più le manipolazioni dei trigger points che mi fa a Genova la Dottoressa Gariglio, consigliata da Pesce, visto che andare a Roma è troppo dispendioso.

Un sunto: nulla funziona: non le medicine, non le manipolazioni, non gli allungamenti da fare a casa e cosa peggiore questi due medici iniziano a dirmi di fare cose diverse a proposito delle manipolazioni quindi io non capisco nulla e non sono capace a orientarmi. Erano/ sono loro che dovrebbero aiutarmia  capire dove andare a parare, ma mi stanno mandando ancora più nel pallone e soprattutto nella disperazione.

Il professor Pesce, dopo un anno di "come sta?" , risposta "sempre uguale" , "ma nessun miglioramento" , "no Prof. nessuno"
mi guarda allibito, ma cerca almeno di tirarmi su il morale. Da un anno spiego a tutti che quando faccio gli allungamenti a casa poi dopo sto peggio! Che li faccio piano, pianissimo, delicatamente, ma sto male comunque e solo adesso a Roma mi dicono : "Ok, allora smetti, perché la letteratura scientifica indica che una fetta seppur piccola di vulvodiniche è intollerante, almeno in una fase della terapia agli allungamenti, in quanto contraggono ancora di più il muscolo".
Ho smesso da circa un mese. In questo periodo credo di essere peggiorata, e smettendo non torno come prima, perché malgrado i dolori forti un tempo quando la sera mi coricavo a letto potevo rannicchiarmi con una gamba sull'altra in posizione fetale, senza soffrire, ora invece devo stare con le gambe aperte e tutto ciò da quando lavoro internamente.

In più 
a) ogni volta che mi manipolano sono dolori grossi per almeno 24 ore, solo poche volte sono stata meglio, veramente poche (3 max in un anno) 

La Dottoressa Gariglio invece mi butta giù moralmente dicendomi che sono un caso difficile, che "a una come me stava per dire di non venire più", ma poi hanno risolto, e che non capisce perché con me sta fallendo. Diverse volte mi ha definito un fallimento che la butta giù (cioè, ci capiamo? Io butto giù lei. Ne potete dedurre il mio sconforto) Tutte cose che fanno bene eh, da sentirsi dire.
Ma questo è niente. Prima Pesce aveva cominciato a dirmi di fare gli allungamenti un giorno si e uno/due no, sostenendo che evidentemente ho bisogno di più tempo fra uno e l'altro e che se insisto tutti i giorni contraggo ancora di più , cosa assolutamente da evitare, mentre lei insisteva per rifarli di nuovo, se farli mi aveva contratta, così mi decontraevo. A me sinceramente suonava un po' forzato, ma siccome l'esperta è lei ho provato sia a fare quello che diceva Pesce sia quello che diceva lei, per capire il mio organismo cosa faceva di risposta. Ovviamente triplo dei dolori come risultato col metodo Gariglio.
Poi Pesce mi ha detto di smettere del tutto! quando l'ho detto a lei mi ha risposto: "ok, allora secondo me lei è in un processo di acidosi che coinvolge le fasce muscolari a partire da quelle intestinali (premetto che faccio fatica a debellare la candida). C'è un'infiammazione tale che le causa sofferenza ogni volta che viene toccata per cui io non la tocco più, lavoreremo solo a livello anale" (Ho il coccige fisso).



Ora, premesso che la Gariglio con una tecnica alquanto innovativa mi ha tirato fuori da una candidosi due mesi fa (e che vorrei il permesso di Aida per condividere con voi questa nuova tecnica davvero semplice e geniale che viene dalla Germania ed è miracolosa e adatta a pennello a noi neuropatiche)... premesso tutto questo... io mi chiedo:

a) Pesce non lavora sul coccige , mentre la Gariglio (preciso) lo fa inserendo le dita nel mio ano e cercando di spostare il coccige
b) Pesce vuole che io faccia le manipolazioni e la Gariglio no
c) concordo sul processo di acidosi perché da quando ho la vulvodinia ho anche la pancia enorme e candida (anche se ora la sto bombardando con i fermenti lattici della gariglio) 

d) ma che piffero devo fare? mi trovo da due fuochi. Uno dice una cosa e l'altro un'altra e io ero andata dalla Gariglio perché Pesce aveva garantito che lavorava in modo molto simile a lui, ma invece, adesso, prendono due correnti diverse.

In più dal 2013 ad oggi ho assunto massicce dosi, per lunghissimi periodi , di
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-expose
-gabapentin
-lirica
-ryvotril
- ovviamente etinerv e dobetin
ho provato il cimbalta ma sono risultata estremamente intollerante
e avevo provato il Lyseen con due compresse al giorno e secondo la Cirillo la muscolatura aveva un po' ceduto, solo che ero diventata quasi catatonica quindi l'avevamo sospeso, e inoltre mi ha fatto cadere 3/4 dei capelli, che non sono mai più ricresciuti.
Ora per disperazione ho chiesto a Pesce di nuovo il Lyseen e mi ha detto di "arrivare sin dove arrivo" , quando la sonnolenza è troppa mi fermo. Sono a mezza pastiglia (1/4 la mattina e 1/4 la sera) e i capelli cadono come foglie in autunno e prude anche la testa (cosa che anni fa non accadeva). Pesce dice che è strano perché il Lyseen non ha effetti sui capelli e consiglia un dermatologo. A questo punto, pensavo a Torresani, che oltre che essere dermatologo conosce bene la vulvodinia. Però non so nemmeno se sia positivo o no un III parere, visto che già mi hanno confusa.

Insomma: manipolazioni sui trigger points si o no? Devo seguire chi? Sono 4 anni che mi curo senza effetti. Ci ho messo tutta la pazienza, tutta la fiducia, ho letto le vostre storie, chi ci mette un anno, chi due o poco più, ma almeno nel frattempo vedete piccoli miglioramneti. Io niente. Sono ancora come nel 2010 e mi curo dal 2013.
non capisco chi dei due titani debba seguire, Pesce o la Gariglio e non so come fare a capire, so solo che non posso pensare di smettere la fisioterapia visto che nessuna medicina mi ha mai dato nessun effetto a parte (a sentir la Cirillo) il lyseen che però a momenti mi mandava in coma e nelle dosi esili che assumo ora riesce solo a farmi cadere i capelli.


Perché sono diversa dalle altre? Perché niente su di me funziona? 
Potete consigliarmi qualcosa? E' mai possibile che io sono l'unica su cui nulla funziona? Perché? Che cosa può causare la situazione in cui mi trovo?
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Aida Blanchett

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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 01:08
NON SEI DIVERSA. Sei unica. Fa' ciò che il tuo corpo chiede. Io smisi le manipolazioni nello stesso 2009 che mi vide iniziarle. Leggi la mia esperienza. Schermati da opinioni estranee all'opinione che ha il tuo corpo. Sì, hai letto bene. Vorrei far notare alla comunità scientifica i lavori di Gervirtz e Hubbart in merito ai TP e alla correlazione con la risposta combatti-fuggi. Nel Nostro convegno "Vulvodinia, postura e pavimento pelvico" tenutosi a Grosseto il 4 giugno scorso, io stessa, in qualità di master mind-body coach ho tenuto un intervento come relatrice esperta. Tra poco caricherò anche quello spezzone.
Siccome io sono una persona che ha bisogno di riferimenti scientifici pubblicati e ammessi dalla comunità scientifica e detesto l'aria fritta e le psicorotoloballe, come le chiamo affettuosamente, ho dovuto frenarmi e pazientare per trovarli, in questi sei lunghi lunghi lunghi anni di fatica in ricerche, test e approfondimenti nella solitudine della base che ha dato vita a tutto questo. Abbi fiducia: il tuo corpo segue logiche che se comprese, portano a star meglio di nuovo.
Resta collegata, presto carico l'intervento. Le mie slides contengono tali riferimenti!




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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 01:24
Grazie, mille grazie per la risposta così veloce.
Però , ascolta: si. Sono diversa: ho provato tutti i farmaci, ho fatto le elettrostimolazioni e anche di tipi diversi, le manipolazioni, gli allungamenti, il rilascio volontario della muscolatura... tutto, tutto cara, carissima Aida. Siamo sinceri: che altro rimane? 


Io ascolto il mio corpo e non mi dice molto. Dice: calore, sto meglio col caldo. E allora vado di scaldino e borsa dell'acqua bollente. Ma attenua solo un po' sul momento, e poi torna appena stacco. Altre volte (con la massima incredulità del Prof. Pesce, carissima persona) lo scaldino mi pesa addosso causando dolore. Il corpo dice che sembro uno di quei giochi che si usano per bambini al parco, hai presente, quelli col tronco dell'albero che fungono da altalena: il dolore è forte a livello vaginale e se passa è forte sull'ano, poi va via dall'ano e torna sulla vagina, come un dondolo che non si ferma mai.

Non capisco bene la differenza fra manipolazioni e Standford. E' un'altra cosa che posso provare? Scusa ma a volte sei così dotta che faccio fatica a seguirti. Comunque grazie per ciò che stai per caricare, sei un tesoro, studierò appena carichi.

Io sinceramente ho un po' timore, oramai, delle risposte "fai ciò che ti dice il corpo" o "il cuore", perché se potessi passarti ora entrabi li sentiresti nella più piena confusione, anzi, vorrebbero un dottore che capisca, che mi guidi.

Temevo che mi dicessi che forse le manipolazioni mi peggiorano. Ma vedi Aida, se le medicine su di me non funzionano (e nessuno capisce perché), come diamine guarisco? E' questo che mi tortura, tutto quello che su di voi ha funzionato, su di me non va. E ci provo da quasi 4 anni. Che altro rimane? Nulla
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 01:32
Dimenticavo una cosa, scusami. La Gariglio sostiene che le fasce muscolari sono connesse e che lavorando col ditino dentro il mio ano (scusa la finezza) si sbroglia anche la muscolatura vaginale. Ma non mi pare proprio che Pesce ne convenga, anzi, una volta si è arrabbiato perché non lavorava abbastanza sui muscoli vaginali. 
Voi ne sapete qualcosa di questa teoria? 
Io non mi sento capace di capire e inoltre mi cominciano a finire i soldi per andare a Roma.
Ho letto la tua storia tempo fa. La rileggerò, promesso, ricordo che sei andata da Torresani.
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Aida Blanchett

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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 02:32
Tesoro, non preoccuparti: tutto diventa semplice se si parla con empatia, dolcezza e in modo.. semplice. Il mio obiettivo è aiutare ogni persona a riprendere il proprio potere. Sei diversa: certo: sei tu!
Esistono tutte le modalità, sulla faccia della terra, che hai provato? No.
Cosa resta? TUTTO.
Cosa fa il tuo pavimento pelvico quando pensi pensieri stressanti come quelli di questi post? Si sposta più verso un'apertura, o più verso una chiusura? Cosa pensi faciliti la tua guarigione, e cosa la renda difficile, ascoltando in questo specifico modo?
Tutto dipende da cosa fai, esattamente, per "ascoltare". E che tu stia ancora come stai, è ok. Nessuno ci insegna come si guarisce smettendo di lottare. Sembra un paradosso, non è vero? E' strano, per noi, abituati a lottare lottare, annientare, contro, distruggere, annullare...
Io, finché avrò forze, aiuto le persone ad abbracciare e guarire ciò che vuole essere abbracciato e guarito. Le basi fisiopatologiche ci sono e chi non si aggiorna, tra i professionisti.. o è in mala fede.. oppure minimizza.. oppure non crede.
Ne ho sentite tante. Ma il punto è: senti te stessa.
Ogni persona ha bisogno di un punto di realizzazione nella vita, viceversa il rischio è vivere una vita dormendo e soffrendo.
Buonanotte, ti abbraccio.




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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 18:28
Ciao Aida, ti ringrazio ancora e le tue parole sono molto belle, ma quando dici rimane tutto , la mia testa, attualmente disperata e in cerca di risposte definite, si chiede tutto cosa? Ripeto, a parte le cose sopra citate (fra cui mi sono dimenticata di includere anche l'ansiolin in vagina) che altre tipologie di guarigione rimangono da offrirsi a noi vulvodiniche? A me pare nulla. Dove, da chi vado? E' questo che mi chiedo, oltre al perché dopo 4 anni e 3 medici inclusi qui nel forum continuo a non avere risultati. 
E perché le medicine non funzionano su di me? 
Come faccio ad avere risposte concrete? Come faccio? E se la Gariglio sta sbagliando? Se Pesce sbaglia? Se sbagliano entrambi? Al momento non so veramente capire. 

Riguardo alla posizione assunta dal corpo, alla psicosomatica, al legame mente corpo, fidati, saprei elencarti ogni singolo motivo per cui sono sempre in una posizione di chiusura e contrattura muscolare enorme, nella vita ho avuto e ho tuttora tante difficoltà di  peso rilevante che mi schiacciano e sono consapevole che questo grava sulla malattia. In privato te ne parlerei anche, ma al momento qui non me la sento. Per altro potrebbero essere causa di un rallentamento nel percorso di guarigione e magari le manipolazioni sono ok. Io non lo so. Non riesco a capire nulla di quello che mi succede. 
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Re: Trigger points Therapy • VULVODINIA.INFO

il Dom 19 Giu 2016, 21:13
Capisco tesoro. Ti sono vicino. E capisco che non capire cosa ti succede peggiora tutto. E' totalmente logico e normale. Succedeva sempre anche a me e succede a ogni persona. E' una cosa comunissima e normale. Non c'è nulla di speciale in ciò.
Tu sai cognitivamente che è così, ma cosa puoi fare in concreto per ottenere l'effetto opposto?
Gli approcci di rilassamento, mindfulness? Yoga? Tai-chi (sto per postare un articolo interessante sulla correlazione di soluzione positiva artrosi-tai--chi)?
E tutti gli altri approcci citati anche qui in forum?
 Inoltre le terapie effettuate non sono tutte-tutte quelle che conosciamo e possiamo conoscere e tante altre verranno create e metodologie scoperte. Giusto? Pensaci. 
Questa logica è corretta e ti fa stare meglio se ti focalizzi su questo. Perché? Perché è  fisiologico.
Seguimi: il corpo SEGUE la mente.
Se stai con pensieri distressanti, il corpo continua a ricevere un solo comando: INFIAMMATI e CONTRAITI.
Ora, questo topic dei TP è molto importante. Ebbene, io ho scoperto aspetti che la medicina qui non citava sui TP. Così in questi sei lunghi anni mi sono messa a studiare per trovare una soluzione ed ero disperata come te. Ci  sono ancora poche persone che si avvicinano all'approccio che mi ha fatto uscire per la seconda vota dal tunnel, eppure si spendono un sacco di soldi per tanto altro. Tante mi chiedono come hai fatto a guarire. La mia storia è pubblica e segue gli anni, a partire dal 2010, tutto ciò che fu il mio percorso. Daniela, l'altra socia fondatrice, ha seguito un percorso di questo tipo, specificatamente con me dato che sono l'unica in Italia che se ne occupa, ed è  guarita. Questo è molto importante, fa riflettere.
Questo è un percorso basato sulla scienza, e non su fantomatica aria fritta.
Non è il colpo veloce che aggiuts tutto, né una pillola magica. Perché? Perché queste, le pilloline magiche, sono FUFFA, la vera FUFFA, quando? Quando si parla di dolore cronico (non acuto).
Smettendo di alimentare un ciclo vizioso di "con me nulla funziona", studiando come il corpo funziona, smettendo di analizzare tutte le cose negative che sono successe, stando nel momento di adesso, osservando cosa fa la mente con i pensieri, l'attività elettrica dei TP torna verso livelli di normalizzazione. Ma questo è solo uno dei tanti aspetti che innesca questo lavoro.  Comincia a innescare il processo di guarigione. Se hai voglia, continuiamo questo discorso nella sezione dedicata a ciò in cui, alla fine, ho scelto di specializzarmi: l'ho fatto non solo per me, ma anche e sopratutto per migliaia di persone che sono disperate come lo ero io tanti anni fa.
Ti aspetto nella sezione dedicata alla Mind-Body connection, quando vuoi. Tu e tutte le iscritte eanche gli iscritti. Se vuoi  potpot
Un abbraccio!




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A HeadAche In The Pelvis tradotto in italiano: UN MAL DI TRSTA NEL BACINO

il Ven 07 Apr 2017, 22:46
Ciao, come sapete in Associazione ci eravamo mobilitate già due anni fa per contattare il Dr. Wise, coautore di A HeadAche in the Pelvis, per tradurre il testo in italiano. Non abbiamo mai avuto risposta dal Dr. Wise ma stasera una forumina ci ha contattato per farci sapere che il libro è stato tradotto.
Potete acquistarlo qui!

Un mal di testa nel bacino: Una nuova interpretazione e una terapia per le sindromi del dolore pelvico cronico

Grazie alla ragazza che ci ha segnalato la traduzione!
PS Ragazze, il libro è stato una delle pietre miliari per la mia stessa guarigione e lo consiglio di cuore
- e ora che è tradotto in italiano è a disposizione di tutte con pochi euro!! Baci e buona guarigione!
Elena

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