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Mastocita e Vulvodinia • VULVODINIA.INFO

il Lun 17 Ott 2011, 00:36


"Il mastocita - Prima parte
Funzioni fisiologiche, fattori e conseguenze dell'iperattivazione"


"Il mastocita - Seconda parte
Ruolo nel processo infiammatorio e nella genesi del dolore cronico"


"Il mastocita - Terza parte
Ruolo nella patogenesi della vestibolite vulvare"






Dal sito amico Medicinapertutti.it:
Mastociti (o mastcellule)
Lun, 03/01/2010 - 18:56 — 2512_La255x3


I mastociti (o mastcellule) sono presenti in numero variabile nel tessuto connettivo lasso e tendono a concentrarsi lungo i vasi sanguigni. Possono essere ottenute facilmente “spremendo” meccanicamente il peritoneo.



I mastociti sono cellule mobili piuttosto grandi (diametro di 20-30 µm), di forma ovale o allungata, munite di prolungamenti villiformi e contenenti mitocondri, un complesso di Golgi ben sviluppato e scarse cisterne di reticolo endoplasmatico. La loro caratteristica morfologica più saliente consiste nella presenza, nel citoplasma, di numerosi granuli solubili in acqua che si colorano metacromaticamente con i coloranti basici (come la tionina, blu di toluidina, azzurro A) ed assumono in genere tutti i coloranti dei glicosaminoglicani solfati (come l’Alcian blu). I granuli spesso sono così stipati da mascherare il nucleo.
I granuli dei mastociti contengono eparina ed istamina. L’eparina è responsabile delle proprietà tintoriali dei granuli dei mastociti (intensa basofilia metacromatica e positività all’Alcian blu).
L’istamina è un prodotto di decarbossilazione dell’istidina, ha azione vasodilatatrice ed aumenta la permeabilità dei capillari. Queste due sostanze possono essere liberate dai granuli mediante shock osmotico o per mezzo di varie sostanze che contemporaneamente determinano degranulazione dei mastociti. La liberazione di istamina si verifica anche in reazioni immunologiche, specie quelle di ipersensibilità immediata.
Eparina ed istamina sono prodotte dagli stessi mastociti e non, come si riteneva in passato, sintetizzate dai fibroblasti e fagocitate dalle mastcellule.
Sia morfologicamente che dal punto di vista chimico, i mastociti sono molto simili ai leucociti basofili del sangue che contengono anche granuli basofili metacromatici ricchi di eparina ed istamina. Questi due tipi cellulari, comunque, sono indipendenti.
Durante lo sviluppo embrionale, i mastociti si differenziano dalle cellule mesenchimali. Nell’adulto nuovi mastociti si formano solo in misura minima per attività mitotica dei mastociti preesistenti, che si dividono raramente. L’origine dei mastociti nell’adulto è controversa: secondo alcuni autori derivano dalle cellule mesenchimali indifferenziate distribuite lungo i vasi sanguigni, secondo altri
originerebbero dai fibroblasti.

"Sulla membrana dei granulociti eosinofili sono stati rilevati diversi recettori (immunologici, chemiotattici, farmacologici, per frazioni del complemento, per l’istamina).

Queste cellule sono forniti di attività chemiotattica, mostrano modeste proprietà fagocitarie e, per esocitosi, possono liberare il contenuto dei loro granuli.

Quelli del tessuto connettivo lasso sono molto simili a quelli presenti nel sangue dal quale provengono attraversando la parete dei capillari in seguito alla chemiotassi indotta dalle sostanze rilasciate dai mastociti. A differenza dei granulociti neutrofili che sono assenti nel connettivo ordinario, i granulociti eosinofili sono molto numerosi nello stroma connettivale della ghiandola mammaria in lattazione della donna e nella tonaca propria dell’intestino tenue e delle vie respiratorie. Si accumulano nel sangue e nei tessuti in certe malattie parassitarie e nei disordini allergici. Oltre ad intervenire, probabilmente, nella 

fagocitosi e nella distruzione dei complessi antigene-anticorpo, i granulociti eosinofili svolgono due attività fondamentali:





  • Disattivano i mediatori rilasciati dai mastociti, regolando quindi le reazioni associate con la degranulazione dei mastociti indotta da IgE. 

    Ciò è possibile grazie ad un enzima contenuto in elevate quantità nei granulociti eosinofili, l’arilsulfatasi B, che inattiva una sostanza contenente zolfo, detta SRS-Aslow reacting substance of anaphylaxis) che si produce nelle reazioni di ipersensibilità immediata.

    In secondo luogo, i granulociti eosinofili (ma non solo queste cellule) contengono fosfolipasi che è in grado di inattivare i fattori attivanti le piastrine rilasciati dai mastociti.

    Ancora, i granulociti eosinofili presentano un enzima ad attività lisofosfolipasica che li protegge dai lisofosfolipidi (molecole in cui manca l’acido grasso in posizione 2 del glicerolo) delle cellule vicine.

    Infine, come i granulociti neutrofili, contengono istaminasi che degrada l’istamina rilasciata dai mastociti.



  • Hanno la capacità di danneggiare gli stadi larvali di alcuni parassiti elminti, specialmente lo Schistoma mansoni.

    Questa attività è dovuta a sostanzte presenti nei granuli primari dei granulociti eosinofili, quali l’enzima perossidasi e soprattutto una proteina cationica specifica detta proteina basica maggiore. 

    Queste sostanze vengono liberate sulla superficie del parassita in seguito alla degranulazione dei granulociti eosinofili provocata dalla loro interazione col parassita rivestito di anticorpi."






Ultima modifica di Aida il Gio 05 Apr 2012, 11:17, modificato 6 volte




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mastocita e tecnologia biologica ALIA (Autacoid Local Injury Antagonism)

il Ven 21 Ott 2011, 01:12
Ai classici testi di Genital Dermatology (valga per tutti quello di Lynch e Edwards – Genital Dermatology del 1994) si affiancano, da qualche tempo una serie di utili atlanti della Dermo Edizioni (Dermatologia Genitale Maschile, 2001 – Atlante di Dermatologia della Vulva e del Pene, 2002) che costituiscono un interessante strumento di lavoro per gli Operatori del settore. Rientrano sempre piu' negli interessi della Dermatologia Genitale, oltre alle malattie infettive sessualmente trasmesse, una serie di situazioni parafisiologiche o francamente patologiche determinate e sostenute da stimoli infiammatori anche in assenza di uno stato infettivo. In molti casi ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo a ping-pong, tra uomo e donna, dello stato infiammatorio nel quale le alterazioni mucocutanee evidenziabili costituiscono la conseguenza di un alterato equilibrio dermo-epidermico che determina la ricorrenza di segni e sintomi non piu' giustificati da situazioni infettive. Si instaura, cioe', sia nella donna che nell’uomo, uno stato iper-reattivo locale a opera di chemochine, citochine e fattori di crescita presenti in grande quantita' nelle secrezioni vaginali o veicolati nel liquido seminale. Nella donna le vulviti da contatto o da reazioni di ipersensibilita', le tanto trascurate vestiboliti vulvari, le vulvodinie pre-menopausali o quelle disestetiche post-menopausali, le vulvovaginiti infettive e non, ricorrenti o cicliche rappresentano tutte condizioni caratterizzate da stati di iper-reattivita' mucocutanea associati frequentemente a prurito, a edema, ad arrossamenti degli epiteli vulvovaginali e vulvari, a quadri epiteliali paracheratosici o ipercheratotici, a disestesie e iperalgesie localizzate. In particolare la dispareunia associata alla vestibolite vulvare cronica rappresenta un caso eclatante di dolore neuropatico sostenuto dalla iper-reattivita' mucocutanea distrettuale.

Nell’uomo le balanopostiti da stimoli irritanti o meccanici, quelle associate a malattie dismetaboliche come il diabete, le balaniti e balanopostiti aspecifiche rappresentano condizioni che si sviluppano o si amplificano come risultato di una abnorme reattivita' locale spesso accompagnata da un semplice squilibrio della flora microbica residente. La ricerca internazionale va mettendo a fuoco, sempre meglio, i meccanismi biologici che a livello distrettuale regolano la iper-reattivita' tissutale che, accompagnata da processi citolesivi e
vulvovaginite
balanopostite

infiammatori, e' la causa principale degli stati infiammatori e della sintomatologia clinica rilevabile e avvertita dal paziente. In queste condizioni le strategie di intervento terapeutico risultano complesse e spesso si dimostrano singolarmente insufficienti. Gli avanzamenti della ricerca sulla iper-reattivita' tissutale hanno dimostrato come in questi stati ci sia un’attivazione del sistema nervoso periferico e del sistema immunitario.

Cio' avviene soprattutto grazie al ruolo di trait-d’union svolto a livello locale in particolare dai mastociti. Queste cellule ubiquitarie, strategicamente posizionate all’interno del tessuto in contiguita' con terminazioni nervose e con vasi, sono in grado di rispondere a diversi stimoli (neurogenici, immunogenici, da stress ossidativo, ecc.), rilasciando con estrema rapidita' e con cinetica differenziale, i mediatori pre-sintetizzati e pre-immagazzinati nei loro granuli. La vasta gamma di mediatori mastocitari rendono queste cellule capaci di influenzare le funzioni emodinamiche locali (mediante amine vasoattive), come anche di attivare cellule del sistema nervoso (ad es mediante il nerve growth factor [NGF] ), del sistema immunitario (mediante alcune citochine) e cellule residenti (ad es. mediante il fibroblast growth factor [FGF] ). Grazie alla loro reattivita' e al loro pleiotropismo i mastociti si comportano dunque da “sensori” e da “effettori” nei processi di reattivita' tissutale. D’altra parte, per gli stessi motivi, l’iper-attivazione mastocitaria gioca un ruolo importante nelle molteplici manifestazioni cliniche associate a determinati processi citolesivi e infiammatori (ad es.: iper-algesia, edema, ecc.).
vulvovaginiti e balanopostiti

Le foto: vulvovaginite e balanopostite, sono tratte dall’Atlante di dermatologia della Vulva e del pene , Pompeo Donofrio e al. Dermo Ed. 2002 - Napoli .
Lo schema e' tratto da Levi Montalcini R. et al. TINS V.19:514-519

Nel loro insieme queste nuove conoscenze indicano che i mastociti rivestono un ruolo di primaria importanza nelle difese locali, e al tempo stesso che la loro attivazione puo' rappresentare il vero elemento di priming nella risposta immuno-infiammatoria.
Le conoscenze oggi disponibili suggeriscono come strategie farmacologiche in grado di perseguire la strada della modulazione mastocitaria, possano fornire, particolarmente a livello dermico e mucosale, prospettive del tutto nuove per un efficace controllo dei fenomeni iper-reattivi tissutali. e' il caso della nuova tecnologia biologica ALIA (Autacoid Local Injury Antagonism) scoperta e messa a punto, nella meta' degli anni ‘90, da ricercatori italiani con la supervisione scientifica del Premio Nobel per la Medicina professoressa Rita Levi Montalcini. Le ALIAmidi, famiglia di nuove molecole biologiche alla quale appartiene l’Adelmidrol, sono sostanze in grado di controllare, a livello distrettuale gli stati disreattivi tissutali agendo, per via recettoriale, con i sistemi di controllo espressi dalla membrana cellulare del mastocita e, oggi si sa, anche del cheratinocita. Le ALIAmidi infatti, interagendo con un recettore mastocitario ne bloccano la degranulazione impedendo l’innescarsi di tutti i fenomeni fin ora descritti che sono alla base degli stati di iperreattivita' mucocutanea.
Dal punto di vista clinico tale molecola, attualmente disponibile sotto forma di gel per uso locale, trova indicazione in tutte le patologie genitali, piu' sopra gia' elencate, caratterizzate da uno stato di iperreattivita' in assenza di uno stato infettivo. Risulta estremamente utile nel controllo di prurito, bruciore, stati infiammatori aspecifici con alterazioni della cheratinizzazione sia a livello balano-prepuziale che a livello delle mucose genitali femminili.

fonte: http://www.lapelle.it/dermatologia/vulvovaginite.htm

clicca qui per la biotecnologia ALIA >>> https://www.vulvodiniapuntoinfo.com/t804-gel-agli-aliamidi




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Recettori vanilloidi, i recettori TRPV (VR)

il Lun 24 Ott 2011, 07:51
Il recettore vanilloide è un canale non selettivo per cationi [*catione=ione con carica positiva], di natura eccitatoria, altamente espresso nei neuroni primari delle fibre afferenti a conduzione lenta C ed Ad, che agisce come integratore molecolare degli stimoli nocicettivi. I neuroni peptidergici VR1 con fibre C contengono peptidi pro-infiammatori quali sostanza P ed il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP). Il recettore VR1, di recente ridefinito TRPV1 per la sua analogia con la famiglia dei canali ionici di tipo TRP (transient receptor potential), è distribuito lungo tutti i neuroni sensori primari con il soma nei nuclei dorsali e nei gangli trigeminali e nodosi. Il canale può essere attivato da diversi stimoli, quali il calore, protoni e agonisti vanilloidi, così definiti per la presenza nella loro struttura di un nucleo vanillinico, come nel principio attivo del peperoncino, la capsaicina (1-3). Oltre alla capsaicina, molti altri composti naturali irritanti sono in grado di attivare i recettori vanilloidi. Questi includono ligandi con caratteristiche strutturali comuni, quali lo zingerone presente nello zenzero, l'eugenolo nei chiodi di garofano e la piperina nel pepe nero (4). La resiniferatossina (RTX), componente irritante della pianta succulenta Euphorbia resinifera, è un derivato diterpenico con alcuni gruppi funzionali tipici della capsaicina ed è risultata diverse centinaia di volte più potente della capsaicina stessa come agonista vanilloide. Questa elevata affinità ha fatto sì che la RTX sia usata come radioligando negli studi di binding sui recettori TRPV1.
Inoltre, recenti osservazioni suggeriscono che il ligando endocannabinoide anandamide agisca come agonista endogeno nei confronti del recettore vanilloide (5). Questa è un'ipotesi entusiasmante, perché la localizzazione di TRPV1 in diverse aree cerebrali concide con quella dell'anandamide e dei recettori CB1. Un'ulteriore conferma alla connessione funzionale esistente tra recettori vanilloidi e cannabinoidi deriva dal fatto che i ligandi sintetici olvanile ed arvanile, che combinano le caratteristiche strutturali di capsaicina ed anandamide, interagiscono con entrambi i recettori.
Come regola generale, i vanilloidi esercitano un'azione bifasica sui nervi sensoriali, cioè una iniziale eccitazione seguita da un durevole periodo refrattario. L'esposizione alla capsaicina porta dapprima ad una sensazione di bruciore dovuta all'eccitazione neuronale, ma a questa segue un periodo di analgesia, in cui il neurone mostra desensitizzazione funzionale e non riesce a rispondere a stimoli nocicettivi di diversa natura. Questa proprietà analgesica ha stimolato la ricerca di derivati della capsaicina che mantenessero l'azione analgesica con minimo o nullo effetto eccitatorio. Tuttavia esistono numerose eccezioni a questa regola: la piperina è irritante, ma non desensitizza il recettore, l'olvanile è un potente analgesico che non provoca l'iniziale risposta dolorosa (6).
Lo studio dei recettori vanilloidi è stato fortemente facilitato dalla scoperta dell'antagonista competitivo capsazepina e del rutenio rosso, un antagonista non competitivo alle risposte indotte da capsaicina (7). La capsazepina viene estensivamente usata per la caratterizzazione dei recettori vanilloidi clonati. Inoltre TRPV1 ha ricevuto considerevole attenzione dopo la clonazione delle isoforme umana e di ratto dai gangli delle radici dorsali, insieme con la più recente caratterizzazione di un topo TRPV1 knockout. Nel 1997 un cDNA codificante per il recettore della capsaicina nei DRG di ratto è stato clonato attraverso espressione nelle cellule di mammifero, mostrando che la sua attivazione innalzava i livelli di calcio intracellulare. Il cDNA clonato codificò una proteina di 833 amminoacidi con sei domini transmembrana (TM1-TM6) ed un pore loop (P-loop) (8). Nella porzione citoplasmatica terminale sono presenti tre motivi di ankirina. Si ritiene che i recettori vanilloidi si aggreghino in un tetramero con il poro che conduce gli ioni nel centro, formato dai diversi domini TM6. Più di recente è stato caratterizzato il recettore TRPV1 umano, che mostra una omologia dell'87% con quello di ratto. Il meccanismo ed il sito d'azione degli attivatori sono per lo più sconosciuti. Le limitate evidenze sperimentali disponibili suggeriscono che il canale contiene distinti siti regolatori. Il sito di legame della capsaicina sembra essere intracellulare ed il residuo vanillico sembra interagire con un residuo aromatico situato nella regione citosolica (Y511) che collega il TM2 al TM3. Altri residui polari, quali S512 o R491, potrebbero interagire con la capsaicina attraverso la formazione di legami a idrogeno, mentre residui lipofili presenti sul TM3 potrebbero contribuire alle interazioni idrofobiche che si instaurano nel piano della membrana. Anche gli attivatori a struttura lipidica potrebbero interagire con questi siti, dal momento che [3H]anandamide può essere spiazzata dai vanilloidi. Al contrario, si pensa che i protoni interagiscano legandosi alla superficie extracellulare della proteina. Ma il TRPV1 risponde a diversi stimoli nocicettivi. Come si correli l'apertura del canale all'azione del calore comincia solo ora ad essere studiato. In questo modello gli agonisti ed i potenziatori del TRPV1 agiscono riducendo la temperatura soglia per l'attivazione, portandola a livello della normale temperatura corporea. La sensitizzazione del TRPV1 durante i diversi stati dolorosi potrebbe essere raggiunta in questo modo.
Il coinvolgimento del recettore vanilloide nella sensazione dolorifica e l'evidenza che durante condizioni infiammatorie l'espressione di TRPV1 è aumentata, ha stimolato la ricerca di nuovi antagonisti TRPV1 che potrebbero dimostrare potenziale terapeutico negli stati di dolore cronico ed iperalgesia (9). La capsaicina si è dimostrata clinicamente utile nel trattamento delle disfunzioni della vescica associate alla sclerosi multipla. Recenti studi indicano anche che le cellule epiteliali che contengono TRPV1 hanno un potenziale ruolo sensorio nella funzionalità vescicale.
Sulla base della teoria del templato universale, abbiamo esaminato la possibilità che le poliammine possano interagire anche con i recettori vanilloidi. Nei primi studi di patch-clamp condotti su neuroni fetali ed adulti di DRG, in collaborazione con l'Università di Nottingham, è stato verificato che la tetrammina metoctramina (struttura I) ed alcuni analoghi sono in grado di inibire le risposte alla capsaicina e protoni in maniera voltaggio dipendente e non competitiva, suggerendo che la metoctramina sia un bloccante del canale aperto (10). Il razionale per studiare le polimetilentetrammine come ligandi del TRPV1 si è basata anche sulla considerazione che altre strutture policationiche quali il rutenio rosso, si comportano da antagonisti non competitivi. In precedenza erano stati identificati solo pochi bloccanti del canale aperto, il rutenio rosso è uno di questi, ma solo di recente accettato come tale. Inoltre i nostri dati, che mostrano una bassa dipendenza dal voltaggio per l'antagonismo del rutenio rosso, suggeriscono che questa molecola interagisca sulla superficie del poro del canale. La metoctramina a pH fisiologico è un tetracatione, ma le cariche sono distibuite lungo una catena carboniosa di considerevole lunghezza, e parte della molecola potrebbe essere in grado di penetrare in profondità nel canale. Modelli della topologia transmembranaria del TRPV1 predicono la presenza di diversi residui acidi (D646, E648 ed E651) all'imboccatura extracellulare del poro, tra il P-loop ed il segmento TM6, ed un ulteriore glutammato a livello intracellulare del P-loop (E636). Numerosi residui acidi si ritrovano anche nel piccolo loop extracellulare situato in prossimità dell'ingresso del poro. Questi residui acidi costituiscono probabili siti di legame per bloccanti del canale a struttura policationica, sebbene residui di S, T ed N del P-loop potrebbero essere coinvolti in legami ad idrogeno con i gruppi amminici. La mutazione di E636 e D646 si è dimostrata avere ripercussioni sull'attività del rutenio rosso (11).
Per migliorare il profilo biologico delle poliammine derivate dalla metoctramina nei confronti del recettore TRPV1, è nostro obiettivo sintetizzare nel corso del primo anno diverse serie di analoghi, in cui frammenti vanillinici e difenilici saranno inseriti su uno o su entrambi gli azoti terminali dello scheletro poliamminico della struttura II.

Bibliografia
1) Paulini R., Muller K., Diederich F. (2005) Orthogonal Multipolar Interactions in Structural Chemistry and Biology. Angew. Chem. Int. Ed. Engl. vol. 44 pp 1788-1805.
2) Nohe A., Petersen N. O. (2004). Analyzing for co-localization of proteins at a cell membrane. Curr. Pharm. Biotechnol. vol. 5 pp 213-220.
3) Park P. S., Filipek S., Wells J. W., Palczewski K. (2004). Oligomerization of G protein-coupled receptors: past, present, and future. Biochemistry vol. 43 pp 15643-15656.
4) Bolognesi M. L., Minarini A., Budriesi R., Cacciaguerra S., Chiarini A., Spampinato S., Tumiatti V., Melchiorre C. (1998). Universal template approach to drug design: polyamines as selective muscarinic receptor antagonists. J Med Chem. vol. 41 pp 4150-4160.
5) Melchiorre C., Antonello A., Banzi R., Bolognesi M. L., Minarini A., Rosini M., Tumiatti V. (2003). Polymethylene tetraamine backbone as template for the development of biologically active polyamines. Med. Res. Rev. vol. 23 pp 200-233.
6) Cohen, S. S. A Guide to the Polyamines. Oxford Univ. Press, New York: 1998.
7) Valenzano K. J., Sun Q. (2004). Current perspectives on the therapeutic utility of VR1 antagonists. Curr. Med. Chem. vol. 11 pp 3185-3202.
8) Matsui M., Yamada S., Oki T., Manabe T., Taketo M. M., Ehlert F. J. (2004). Functional analysis of muscarinic acetylcholine receptors using knockout mice. Life Sci. vol. 75 pp 2971-2981.

Fonte: http://www.ricercaitaliana.it/prin/unita_op-2005034807_005.htm grassetto mio




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INTERAZIONE TRA IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE E ENDOVANILLOIDE NELLA MODULAZIONE DEL CIRCUITO BLA-MPFC IN UN MODELLO DI DOLORE NEUROPATICO

il Lun 24 Ott 2011, 08:20
INTERAZIONE TRA IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE E ENDOVANILLOIDE NELLA MODULAZIONE DEL CIRCUITO BLA-MPFC IN UN MODELLO DI DOLORE NEUROPATICO
Gatta L. (1) , Palazzo E. (1) , Marabese I. (1) , Rossi F. (2) , Maione S. (1)
(1) Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Medicina Sperimentale , Via Costantinopoli, 16 - 80138 Napoli , luisa.gatta@hotmail.it , tel. 0815667502
(2) Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Pediatria 'F. Fede' , Via Luigi De Crecchio, 4 - 80138 Napoli
Parole chiave: dolore neuropatico
Introduzione
Il dolore neuropatico rappresenta un grave ed irrisolto problema clinico ed è universalmente riconosciuto come una delle condizioni dolorose più difficili da trattare. Numerosi studi hanno dimostrato che il dolore cronico può provocare l’inabilità di pensare chiaramente, di prendere decisioni vantaggiose e di prevenire le situazioni di rischio e pericolo; questa condizione prende il nome di danno cognitivo. Recenti evidenze suggeriscono che l’amigdala e la corteccia prefrontale mediale (mPFC) sono due aree cerebrali coinvolte nel controllo della trasmissione nocicettiva. In particolare, è stato accertato che le proiezioni dell’amigdala basolaterale (BLA) convergono alla mPFC formando un circuito neuronale implicato, oltre che in processi cognitivi ed emozionali, anche nell’integrazione e nell’elaborazione del dolore. Tra i vari neurotrasmettitori che intervengono nella trasmissione degli stimoli nocicettivi nelle suddette aree, un ruolo predominante è svolto dagli endocannabinoidi e dagli endovanilloidi.
Obiettivi
Alla luce di queste osservazioni lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare il coinvolgimento del sistema endocannabinoide/endovanilloide sulla modulazione del circuito BLA?mPFC in un modello di dolore neuropatico.
Metodi
A tale scopo è stata usata nel presente studio la N-arachidonil-serotonina (AA-5-HT), una molecola ibrida che ha una doppia attività, inibisce l’idrolasi degli acidi grassi (FAAH), enzima responsabile dell’idrolisi dell’anandamide, e blocca i recettori vanilloidi di tipo 1 (TRPV1). In questo studio sono stati eseguiti esperimenti di elettrofisiologia extracellulare in vivo al fine di valutare l’attività dei neuroni piramidali della mPFC in condizioni fisiologiche e di dolore neuropatico. Il modello di neuropatia utilizzato è la spared nerve injury (SNI) che rappresenta un modello di legatura parziale del nervo sciatico. In particolare, sono state discriminate due popolazioni cellulari nella mPFC che rispondono in maniera diversa all’impulso elettrico e allo stimolo meccanico: una prima popolazione più abbondantemente espressa, a carattere inibitorio, caratterizzata da un’ inibizione dell’attività neuronale. Una seconda popolazione di cellule, a carattere eccitatorio, caratterizzata da un aumento dell’attività neuronale. Inoltre metodiche comportamentali sono state utilizzate al fine di valutare lo sviluppo di allodinia meccanica ed iperalgesia termica che rappresentano i sintomi principali del dolore cronico di tipo neuropatico.
Risultati
I nostri dati dimostrano che la neuropatia, determina, un aumento dell’attività spontanea, e dell’attività evocata dei neuroni della mPFC rispetto alle condizioni fisiologiche. Il trattamento cronico con AA-5-HT normalizzava tali modificazioni funzionali
SNI induceva lo sviluppo di allodinia meccanica, che era significativamente ridotta dalla microiniezione intracorticale di AA-5-HT (0.1 – 0.25 – 1 nmoli/ratto i.c.). Tale effetto veniva antagonizzato dall’AM251, un antagonista selettivo dei recettori CB1. Inoltre le microiniezioni nella mPFC di un inibitore della FAAH (URB 597) (1 – 2 – 4 nmoli/ratto i.c.) e di un antagonista selettivo del recettore TRPV1 (I-RTX) (0.25 – 0.5 – 1 nmoli/ratto i.c.) riduceva l’allodinia meccanica indotta dalla neuropatia ma con minore efficacia rispetto all’AA -5-HT. Attraverso metodiche di biologia molecolare ed immunofluorescenza abbiamo dimostrato che i target dell’AA-5-HT sono over-espressi 7 giorni post-SNI nella mPFC.
Conclusioni
Nel loro insieme questi risultati hanno suggerito che gli inibitori del metabolismo degli endocannabinoidi e gli antagonisti dei recettori vanilloidi, come l’AA-5HT, potrebbero rappresentare una nuova strategia farmacologica nel trattamento del dolore neuropatico.

Fonte: http://gsa.unina2.it/pubblico/abstract/2987

In allegato documento-aggiornamento della società Epitech in merito agli effetti della PEA, scaricatelo, ne vale la pena.
File allegati
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Re: Mastocita e Vulvodinia • VULVODINIA.INFO

il Lun 24 Ott 2011, 08:28
Numerose evidenze dimostrano che il meccanismo d’azione delle aliamidi è esclusivamente periferico, e dipende dal legame ad un recettore periferico per i cannabinoidi (CB2 or CB2- like) espresso da cellule immunitarie – mastociti in particolare – e dai neuroni sensoriali delle corna dorsali del midollo spinale. Ne deriva la modulazione del rilascio di mediatori coinvolti nell’infiammazione e nel dolore.
Le ricerche sul meccanismo ALIA si sono di recente intrecciate con due filoni dalle incredibili prospettive terapeutiche: quello degli endocannabinoidi e quello degli endovanilloidi. Con gli endocannabinoidi, le aliamidi condividono gli effetti periferici e, probabilmente, il meccanismo d’azione (attivazione di un recettore per i cannabinoidi). Con gli endovanilloidi,interagiscono in modo sinergico, attraverso quello che viene definito “effetto entourage”.
Entrambi questi sistemi endogeni di recente scoperta sono intimamente coinvolti nella protezione dell’organismo, con importanti coinvolgimenti nel controllo di dolore, infiammazione e prurito.

Fonte: Inn.Vet.Med. n°2(9) Aprile 2007




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mastociti in video

il Gio 03 Nov 2011, 04:36







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